Tagliare gli stipendi ai parlamentari basta per portare le pensioni minime a 1.000 euro? I conti reali
Mettiamo a confronto le cifre della spesa previdenziale con i costi della politica per capire se il risparmio sui parlamentari coprirebbe l'aumento degli assegni minimi.
Spesso nel dibattito pubblico emerge l'idea che per finanziare l'aumento delle pensioni minime a 1.000 euro al mese basterebbe "tagliare i costi della politica", azzerando gli stipendi di Deputati e Senatori, riducendone il numero ed eliminando i loro vitalizi e pensioni. Ma cosa dicono davvero i numeri e i bilanci ufficiali?
Analizzando i dati ufficiali di INPS, Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, emerge una profonda sproporzione tra la spesa necessaria per la previdenza e i costi degli eletti.
1. Quanto costa portare le pensioni minime a 1.000 euro?
Attualmente le pensioni minime in Italia toccano circa 615–620 euro al mese. In Italia ci sono oltre 3,5 milioni di pensionati che percepiscono il trattamento minimo o che ricevono prestazioni di importo inferiore a 1.000 euro netti al mese (inclusi assegni sociali e invalidità civile).
Per aumentare tutti questi assegni portandoli ad almeno 1.000 euro al mese per 13 mensilità, lo Stato dovrebbe integrare in media tra i 350 e i 400 euro al mese per ciascun beneficiario.
Fabbisogno finanziario stimato: tra i 20 e i 25 miliardi di euro all'anno.
2. Quanto si risparmierebbe tagliando gli emolumenti di Parlamentari e Senatori?
Consideriamo il taglio totale (azzeramento) di indennità, rimborsi e stipendi di tutti i parlamentari italiani (400 Deputati e 200 Senatori), unito all'azzeramento dei loro vitalizi e trattamenti pensionistici.
- Azzeramento stipendi dei 400 Deputati e 200 Senatori: La spesa annua totale destinata a indennità di carica, diaria e rimborsi per l'esercizio del mandato per tutti i 600 parlamentari ammonta complessivamente a circa 158,4 milioni di euro all'anno.
- Azzeramento di vitalizi e pensioni di ex Deputati e ex Senatori: La spesa complessiva per i vitalizi e le pensioni erogate agli ex parlamentari e ai loro superstiti si aggira intorno ai 150 - 170 milioni di euro all'anno.
Risparmio totale annuo ottenuto tagliando politica e pensioni dei parlamentari: circa 310–330 milioni di euro (0,31 – 0,33 miliardi €).
3. Il confronto diretto tra le cifre
Affinando i dati e mettendo i due valori su una tabella comparativa, la differenza tra entrate teoriche e costi reali diventa evidente:
| Voce di bilancio | Importo annuo stimato |
|---|---|
| Costo per portare le pensioni minime a 1.000 € | − 22.000.000.000 € (22 miliardi €) |
| Taglio totale stipendi Deputati e Senatori | + 158.400.000 € (0,158 miliardi €) |
| Taglio totale pensioni e vitalizi ex parlamentari | + 160.000.000 € (0,160 miliardi €) |
| Copertura ottenibile con i tagli dei parlamentari | Circa 1,4% del totale necessario |
Considerazioni finali
Azzerare del tutto gli stipendi e le pensioni di tutti i Deputati e i Senatori in carica ed ex produrrebbe circa 320 milioni di euro di risparmio all'anno. Questa cifra coprirebbe meno del 2% della spesa complessiva necessaria per alzare le pensioni minime a 1.000 euro (22 miliardi di euro).
Per trovare i restanti 21,6 miliardi di euro mancanti, uno Stato non potrebbe basarsi soltanto sui tagli alle retribuzioni degli eletti nazionali, ma dovrebbe intervenire su voci di bilancio ben più ampie, come la lotta all'evasione fiscale, la revisione della spesa pubblica generale o la redistribuzione delle aliquote fiscali sulla fiscalità generale.